6.30.2007

Millennium Actress (Chiyoko Millennial Actress), di Satoshi Kon.


Un mio amico mi ha fatto presente l’esistenza di questo nuovo guru dell’animazione giapponese di cui non sapevo quasi nulla fino a poco tempo fa. Decisa dunque a farmi una cultura filmografia su di lui ho cominciato col vedere questo suo secondo lungometraggio animato che si è rivelato comunque totalmente inaspettato, in special modo per la sua forma.

La storia è presto detta: in occasione della demolizione degli studi cinematografici Ginei, il regista Genya e il cameraman Kiyoji decidono di realizzare un documentario dedicato all'attrice più rappresentativa di tali studi: Chiyoko Fujiwara. La donna, ormai anziana e ritiratasi dalle scene, accetta di essere intervistata dai due; durante l'incontro Genya restituisce all'attrice una misteriosa chiave, oggetto a lei molto caro ma creduto perduto da tempo. Anche grazie ai ricordi fatti scaturire dal ritrovamento del prezioso oggetto (che diventa in maniera piuttosto prevedibile chiave della porta del tempo), Chiyoko inizia a narrare la sua storia, in cui la carriera d'attrice si lega indissolubilmente all'amore idealizzato per un giovane pittore conosciuto fugacemente e mai dimenticato. Nel corso del racconto, la memoria della donna confonde la realtà con la finzione dei film da lei interpretati e così un'unica storia d'amore e di vita vissuta viene narrata attraverso diverse epoche, luoghi e ruoli. La Storia con la S maiuscola diventa allora quella di una sola persona, e viceversa. Quella che viene raccontata, attraverso una struttura temporale e spaziale assai articolata ed originale, è alla fine la storia dell’eterna ricerca dell'amore, anzi, del senso dell’amore più che altro in quanto ricerca di altro da sé, ma attraverso un millennio di Storia giapponese. I piani narrativi e temporali variano continuamente con l'avvicendarsi delle ambientazioni e delle epoche storiche e la cosa che forse mi ha colpita di più, più della storia in quanto omaggio al cinema, all’arte e alla recitazione, è proprio questo senso del tempo che ne deriva, estremamente dilatato, reiterato, manipolato e sconvolto. E’ un tempo che ti si incolla addosso, che si trasforma in residuo percettivo e che permane anche dopo che l’anime è bello che finito. Un tempo centripeto, reso perfettamente, trascinante e vorticoso nella vicenda, ma anche nella visione del film, che si rivolge letteralmente su se stesso, che dà la netta sensazione del ricordo, in un eterno confondersi tra i tempi. Guardare questo film è stato un po’ come entrare in una spirale…particolarissimo, ed ennesima testimonianza di quale efficiente manipolatore della temporalità possa essere il cinema o l’audiovisivo in generale. In quanto attrice, la protagonista Chiyoko non può che raccontare la sua storia personale attraverso i film da lei interpretati: storici, melodrammatici, di guerra, di fantascienza, ma con innumerevoli virtuosismi di regia, il racconto passa dall'epoca dell'espansionismo militare giapponese (realmente vissuto da Chiyoko in gioventù) all'epoca del Giappone feudale (ovviamente vissuto soltanto nei film), al periodo Meiji, al futuro, agli anni ‘50, in un avvicendarsi di finzione filmica e realtà storica che, nella memoria dell'anziana donna, sono una cosa sola. É l'amore che muove la storia di Chiyoko: tutto è spinto dalla passione in questo film e la stessa vicenda narrata perde importanza di fronte al sentimento d’amore assoluto che la sintetizza e che in effetti il film comunica, talvolta esagerando.

Di questa intensa narrazione, il regista e l'operatore non sono semplici ascoltatori: con una felice e divertente trovata, anche i due intervistatori si trovano sempre nel bel mezzo dell'azione, anch'essi attori in questa “Storia di tutte le storie”. Al termine dell'intervista, la Storia con la S maiuscola e la storia personale di Chiyoko si incontrano nel presente, che è soltanto un punto di partenza per un nuovo futuro, simboleggiato dal ritrovamento della chiave perduta che Genya restituisce alla donna. Tale futuro vedrà di nuovo l'incontro tra la finzione e la realtà. Alla fine, infatti, ciò che emerge dalla storia di Chiyoko (sia il suo passato raccontato che il suo presente e futuro) è lo scorrere della Storia e della vita e di conseguenza anche l'ineluttabilità della vecchiaia e della morte, ma nella visione ottimistica e circolare di Kon, la morte non è che un nuovo inizio e una diversa prosecuzione di quella stessa ricerca d'amore che aveva sempre mosso e portato avanti la vita di Chiyoko.

Pur non eccelsa, l'animazione di Millennium Actress è comunque di ottimo livello, ma quello che più colpisce dell'aspetto visivo del film è la grande bellezza dei fondali e la genialità di certe scelte cromatiche ed artistiche. Mi riferisco soprattutto alle scene in cui Chiyoko attraversa la Storia camminando attraverso quadri, stampe, immagini, riproduzioni disegnate di foto in bianco e nero (illuminate solo da alcuni sprazzi di colore, ad esempio il bianco-rosso delle bandiere giapponesi), pitture in stile primo novecento per il periodo Meiji, e così via. Curiosa anche la colonna sonora del compositore techno-electro Susumu Hirasawa, spesso in contrasto con le immagini.

In conclusione il film non nasconde certo le proprie alte ambizioni e ci è mancato poco che non diventasse un cervellotico e presuntuoso esercizio iper-intellettualistico, ma per fortuna resta in primo luogo un appassionante film d'amore e avventura, con molte belle trovate visive, qualche alleggerimento comico e nessun momento di noia. Certo, è un film che si può gustare appieno solo se si mette in moto il cervello, ma anche senza capirne tutte le sottigliezze e le simbologie, è assicurato un bello spettacolo, senza dubbio intelligente. Resta il sospetto di un po' di compiacimento, il film può non piacere proprio perché più che agire a livello di sceneggiatura, lo fa su un piano simbolico e temporale, ma ha comunque la mia opinione positiva.

Happy Campers, o Maial Campers o Maials Camping: la parodia di un film sull'adolescenza che non è una parodia!


Questo che ho visto per caso è sicuramente il film di uno che si è alzato un giorno la mattina e ha deciso di costruire un'intera pellicola su due semplici proposizioni: "un sorriso è un sorriso" e "la vita è una fregatura", vale a dire: il tautologico all'ennesima potenza. Di fronte a questa pellicola una volta di più mi chiedo: perché tale Daniel Waters, al suo esordio, ha tutti questi soldi da buttare letteralmente via per produrre un film esteticamente bello quanto assolutamente inutile?! Com'è possibile che si riesca ad essere così mancanti di talento a livello da non riuscire nemmeno a raccontare una storia con un minimo di criterio logico? Il terribile sceneggiatore del film avrà letto qualche fiaba, qualcosa che abbia una concatenazione causa-effetto, da piccolo?

Mai visto un prodotto (sul serio, mai!) con una così totale mancanza di struttura, assolutamente incapace di trasmettere qualsivoglia emozione e in cui sentimenti e relazioni amorose fossero espresse talmente male. Ogni evoluzione nelle vicende sentimentali dei protagonisti rovina letteralmente su se stessa: degli sviluppi relazionali si illustrano solo le conseguenze o le si intuiscono da molto lontano. La pellicola dà l'idea allucinante e non voluta di un film visto da qualcuno che salta qua e là dei pezzi e ne ricompone frettolosamente il senso. Ogni avvenimento precipita nella storia come se gli stessi personaggi ne fossero già a conoscenza e non si potessero nemmeno stupire o non ne fossero mai realmente sconvolti. Anche di sessualità si parla a caso, non ci si ironizza e non la si prende nemmeno sul serio, proprio sulla scia del "né carne né pesce". Che orrore…bah, forse ho sbagliato ed era un film dell'orrore…allora me ne accorgo solo adesso, mea culpa! L'orrore di film di terribili che vengono prodotti uno sull'altro, mentre c'è gente qui che non riesce nemmeno a finire i suoi lavori. Che tristezza, ho addosso tutta l'angoscia di chi spende 20 euro per un libro pessimo: è un'amarezza ce non ci si toglie più di dosso!

Ricapitolando: un film che non parla di sentimenti, né di problemi, in cui nonostante discorsi molto superficiali non c'è né un ordine da corrompere, né un disordine da costituire. Solo caos e casualità, all'infinito, un pizzico di surrealtà sparsa qua e là, un po' di droghe, molta schizofrenia, non si vedono adulti, non si scorgono adolescenti e nemmeno i loro stereotipi.

Geniale, un film sul niente che parla di niente, che non riesce nemmeno ad essere erotico o un po' porno, un film da niente, ma confezionato come un cioccolatino Rocher (ed è questa la cosa che mi spiego di meno). La bellezza della fotografia è un insulto alla bruttezza del film e arriva, proprio per questo, a stonare pesantemente e dunque è anch'essa da bocciare. Questo film sarebbe dovuto essere girato a casa di una tredicenne con una MiniDV e si sarebbe detto dell'adolescente, che non era portata.

Pessimo.

I mostri informatici

Un amico mi manda questa galleria di "mostri", le metto qui per ricordarmela, è estremamente verosimile!

L'IMPEDITO
L'impedito è l'incubo dei tecnici. L'impedito è l'ultima persona che dovrebbe avere a che fare con la tecnologia, perchè sarebbe in grado di provocare malfunzionamenti anche in un abaco cinese, figuriamoci in un moderno calcolatore.
L'impedito non conosce la configurazione del suo computer, non sa nemmeno come rilevarla. L' impedito non è nemmeno un novellino: usa il pc da almeno tre anni ma non ha mai voluto imparare ad usarlo. E se solo ci avesse provato, non avrebbe imparato. L'impedito ha però una qualità incredibile, è sempre la causa primaria dei suoi problemi, ma se gli chiedi se ha installato, rimosso o modificato qualcosa, non sa mai risponderti. I problemi dell'impedito sono impossibili da risolvere per questo per l'impedito tutti i tecnici sono incompetenti.
IL PARANOICO
Il paranoico è quello che provoca involontariamente i suoi problemi per un eccesso di zelo. Sa che il mondo delle reti è pieno di pericoli e che la strada verso un PC videoludico funzionante è irta di difficoltà. Per questo installa sul suo computer almeno due antivirus diversi, un anti-spyware, un anti ad-ware, un anti-dialer, un anti-crash, un gestore alternativo della memoria e almeno tre firewall, dopodichè si meraviglia se il suo computer rallenta o impedisce l'esecuzione dei giochi. Per questo torna dal rivenditore e pretende di cambiare il suo nuovo e fiammante quad-core con una macchina più performante. Una volta che ce l'ha a disposizione, raddoppia le misure di sicurezza o di pulizia e il ciclo ricomincia. Basterebbe usare il computer come utente privo dei privilegi di amministratore per ridurre a zero tutti i pericoli gratuitamente, ma lui preferisce inchiodare il computer con dozzine di programmi inutili.
IL SOTUTTOIO
Il sotuttoio è l'equivalente informatico del saputello delle elementari. Non c'è materia dello scibile informatico in cui lui non sia assolutamente ferrato. Domina sui discorsi tra amici con le sue posizioni intransigenti. Non manca mai di dare consigli ai colleghi in difficoltà e non nega mai un parere tecnico quando ce ne bisogno.Peccato, però, che buona parte delle sue incrollabili convinzioni siano totalmente sbagliate. Quando il sotuttoio si umilia a chiedere delucidazioni a chi veamente ne capisce qualcosa si rifiuta sistematicamente si seguire le procedure consigliate. E' davvero incredibile ciòche un sotuttoio riesca a fare quando ha le mani libere: segue procedure da Ufficio Complicazioni Affari Semplici anche quandoi programmatori hanno pensato a meccanismi estremamente più veloci e sicuri e, se danneggiano qualcosa, ovviamente è il programma ad essere scritto coi piedi.
IL VIFACCIOCHIUDERE
Il Vifacciochiudere è il moderno Don Chisciotte. Brandisce la cornetta del telefono come fosse la sua lancia e si scaglia prepotentemente con il povero tecnico informatico, tronfio del fatto che i soldi che ha speso non sono mica regalati, che chiamare al telefono è per lui una scocciatura, che magari costa pure la benzina per il viaggio di riparazione, ma ignorando il più delle volte che il suo è un non-problema, un errore banale di procedura o magari un difetto di fabbricazione che si può risolvere educatamente il 5 minuti. Il vifacciochiudere prima ancora di aver esposto il problema, si sente in dovere di minacciare chi è dall'altro capo della cornetta paventando l'uso dei soliti spauracchi: il suo avvocato, l'associazione consumatori, la guardia di finanza, i carabinieri, l'esercito, il dio chheccazt e via dicendo. Ma dall'altra parte si stanno facendo già grassissime risate a sua insaputa.
IL GIàCHECISONO
Il giàchecisono non è prepotente, non è un impedito, non è un sotuttoio e non è nemmeno un paranoico. Eppure il tecnico informatico lo teme come se fosse uno sciame di cavallette, perchè il giàchecisono prima si fa risolvere un problema, poi, già che c'è, approfitta della competenza e della gentilezza del tecnico per rivolgergli altre seimila domande che non centrano niente. Chiede consigli a raffica. Propone confronti a cui non sempre è possibile rispondere. Eventualmente richiama dopo, ma in ogni caso fa perdere tempo prezioso al suddetto tapino.NOTA: la maggior parte dei tecnici si comporta come il dottor house proprio per evitare contatti con questi individui che, di solito, desistono quando non subodorano tanta disponibilità dall'altra parte.
IL POVEROCICCI
IL poverocicci non rientra in nessuna delle categorie moleste, ma i tecnici cercano sempre di evitarlo. Il motivo è semplice: il poverocicci fa troppa tenerezza. Ha problemi che non rientrano nelle tipologie tipiche degli impediti, e quando gliene risolvi uno se ne manifesta subito dopo un altro. Il poverocicci è davvero sfortunato, un povero tapino che solca l'oceano in tempesta con una zattera, un cucciolo d'uomo spaurito, abbandonato sull'autostrada dell'informazione.Un bimbo che pende dalle labbra del tecnico, che non si da pace quando non capisce quello che gli viene detto, che ha sempre bisogno di una carezza, di un incoraggiamento, di un pò di calore umano. E che poi cerca di seguire alla lettera tutte le raccomandazioni attribuendo a se stesso ogni complicazione. Insomma, un flagello per un tecnico abituato a liquidare una pratica in due minuti scarsi.
Lo spettacolo trasuda un'insospettabile consapevolezza della morte: ogni immagine registrata, ogni cosa annotata, scritta, incisa su qualunque supporto.

Nuovi appunti: cose fatte, cose viste, i giorni passano troppo veloci

Il fatto che qui piova col sole non è una rarità. Questo è l'ambiente adatto al temporale estivo, che si presenta inaspettato quasi ogni giorno, con improvvisi scrosci d'acqua seguiti dopo pochi minuti dal sole, in un continuo alternarsi che dura in genere diverse ore, in particolare dalle quattro alle otto di sera.

Mediamente c'è sempre vento, come al mare.

La città è disomogenea, trovarvi un effettivo centro è quasi impensabile, tuttavia dei centri ben individuabili ci sono, ma sono diversi e collocati in zone abbastanza distanti della città. Penso che questa sia ormai una caratteristica di molte metropoli che vivono in maniera piena il contemporaneo: si sa, la società non sarebbe più strutturata su uno schema di tipo centripeto, bensì sull'esistenza di più poli d'interesse contemporanei e sovrapponibili, secondo la logica ad oggetti e relazionale, tipica del mondo informatico.

Gruppi di giovani ragazze, spesso vestite con un elemento comune, come la stessa maglietta o qualche copricapo strano, vanno in giro a vendere preservativi a uomini non accompagnati o a gruppi di soli uomini. Scattano foto e ridono; spesso una di loro ha in testa una veletta da sposa, dunque mi chiedo: saranno addii al nubilato (ma ogni sabato?), saranno gruppi goliardici universitari, saranno torture post-laurea, come i famosi festeggiamenti alla bolognese?!

Woolworth è una catena di intimo che, leggendo Andy Warhol, esisteva negli usa già negli anni '80. Qui a Francoforte ci sono diversi negozi che rappresentano il marchio, vendono un intimo particolarmente economico, ma la cosa buffa è come senza uscire di casa per giorni interi, un libro scritto più di vent'anni fa possa insegnarmi cose strettamente inerenti al mio quotidiano assurdo e atipico.

Lo scorso fine settimana ce ne siamo andati in giro per Francoforte. In questa città fanno sempre festa, ogni weekend ci sono manifestazioni in giro per tutta la città: bancarelle, botteghini in cui come al solito si mangia, ma soprattutto si beve (e ancora qualcuno dice che i tedeschi non si sanno divertire?!). Sabato c'era un festival sulla multiculturalità, altro argomento ricorrente da quando sono qui! C'erano russi, turchi, egiziani, un sacco di brasiliani, sul lungo Meno moltissimi stands con cose esotiche da mangiare, balli, musica, più concerti rock punk anche di gruppi sconosciutissimi e bravi, anche molto giovani. Qui vecchio e nuovo si contaminano perfettamente e gruppi musicali che da noi sarebbero relegati nei centri sociali suonano in manifestazioni popolari e di piazza. Sono molto meno ipocriti di noi!

L'unico neo è stata una costante variabilità del tempo degli ultimi dieci giorni: piove col sole, fa freddo, poi caldo, poi freddissimo, meglio portarsi dietro sempre l'ombrello e pensare di dover passare dal cappotto alla canottiera, ma è stato bello lo stesso, poi in realtà ogni volta che siamo stati in giro non c'è mai stato temporale, contrariamente al resto dei giorni della settimana.

Domenica abbiamo vagato tutto il giorno! Ho goduto per la prima volta delle gioie di Starbucks, dove più che gli stranissimi cappuccini mi ha colpita l'ambiente tranquillo e rilassante, fatto apposta perché non ti venga la malsana idea di disturbare mentre qualcuno (con tazzona tipica appoggiata sul tavolino davanti a sé), scrive, legge, consulta gratuitamente internet, dorme, oppure gioca a scacchi. Era così rilassante che non me ne sarei più andata! La formula del caffè letterario a metà tra il bar e la biblioteca può funzionare, ma la multinazionale è stata geniale: tutto, dal colore delle pareti, all'illuminazione, al parchè rovinato che suona antico, fanno venire voglia di restarci, come quando si cammina per le stanze di un museo o dell'archiginnasio e non si sente altro che una musica di fondo jazz-blues o il rumore sottile dei propri passi.

Al museo del cinema invece saremo rimasti tre ore: interessante, economicissimo e anche molto divertente. Qui nei musei si può interagire in diverso modo con le strutture: ti fanno provare un sacco di cose, in questo caso c'erano anche set veri e propri che potevi sperimentare, un piccolo cinema all'interno in cui proiettavano film di Stanlio e Olio, potevi toccare da vicino proiettori e macchine da presa, ma hanno fatto il tragico errore di non tradurre nulla in inglese, così per chi non conosce il tedesco o la storia del cinema, gran parte delle cose esposte possono risultare assolutamente incomprensibili! Peccato! Per i bambini tuttavia organizzano tantissime attività interessanti, ti fanno anche sperimentare la costruzione del film, alcune tecniche di base del montaggio classico, evitano di limitarsi al nostro tipico e noiosissimo giro guidato, per lo più sterile e ripetitivo, ma ti fanno invece provare, ti permettono di capire le cose toccandole con mano. Hanno una cultura senz'altro molto più pragmatica! Usciti dal museo siamo andati a vedere un'altra delle zone caratterizzate dalla forte presenza di grattacieli del centro città, architettonicamente molto interessante e poi la stazione, che sembrava un enorme fast food: dentro ci vendono davvero di tutto!! A ridosso della stazione, zona tuttavia non malfamata, c'è il quartiere a luci rosse, un bordello dopo l'altro travestito da normalissimo e civile condominio, oppure messo in evidenza come una videoteca o un palazzo d'arte. C'era un intero edificio dipinto totalmente di rosso con manichini in varie pose, assai divertenti, esposti sui balconi degli appartamenti. Ovviamente un posto quasi solo per uomini, dove non è consigliabile passare se si è sole, anche perché per strada è assai difficile distinguere tra una normalissima passante e una prostituta: alcune si vestono proprio come mi vesto io, che di certo non sono provocante! Breve sosta alla piazza dell'Euro, sempre molto kitsch, ma posta accanto al teatro dell'opera, altra interessante architettura che è tutto un gioco trasparente tra dentro e fuori e dalla quale si sente sempre suonare e poi, verso le nove di sera, belli stanchi ce ne siamo tornati a casa.

Ho ancora molte cose da vedere qui a F., ora tornare mi spiace, ma le cose belle devono sempre finire, a quanto pare!

P.s.: le nuvole qui corrono sempre velocissime: a volte fanno paura.

6.19.2007

Memorie Frankfurtesi II parte

Mentre aspetto che la lentissima connessione in upload di Alice (ma come si fa ad usarla??!!!), che si è appena ripresa, carichi le centinaia di foto fatte in un moto di logorrea fotografica (fotorrea?!...No, via, mi suona proprio male!) racconto un po’ dell’appena trascorso fine settimana!

Dunque dunque…e pensare che girovagando in questi giorni mi erano venute in mente un sacco di osservazioni…ma perché non me le scrivo tutte le volte? Sono piccole frasi, quasi aforismi e nella loro brevità sono perfette, poi le dimentico e chi si è visto si è visto! Uff…

Venerdì sera siamo usciti a fare una passeggiata in città, qui c’è sempre gente che anche di settimana gira fino alle nove…credo che i tedeschi amino mangiare in giro, è pieno di fast food takeaway, c’è il monopolio delle bancarellone vecchio stile colme prevalentemente di carne di maiale, una goduria davvero per gli amanti del “salciccia e birra”, ma sempre una tortura per me, che a parte ettari di patate non ho trovato che una pizza super pesante piena di cipolla e formaggio…Bhleah…

Comunque dopo un giretto serale pieno di vita nella ricca Manhattan di Francoforte, in cui anche i quattro barboni di turno si presentano più civili di metà della mia famiglia, abbiamo deciso tout court di recarci al cinema 3D, che qui si trova in pieno centro dentro un palazzone di dieci piani e per qualche strano motivo architettonico, pur essendo di impressionanti dimensioni, occupa un solo piano del palazzo (come può essere? Bho…). Abbiamo visto un corto di animazione pura, orrorifico, visto tutto all’altezza di un gatto, assai ben fatto per quanto riguarda la simulazione del punto di vista dello stesso e con qualche miracoloso controcampo, che in genere nei film in 3D manca sempre! Il secondo era una storia Horror mescolata a un po’ di Heavy Metal: interessante, bel connubio tra Computer Graphics e ripresa video! Credo però che a parte il corto del gatto, il lungometraggio sia in giro ormai da anni! La pronuncia tedesca sta benissimo in bocca a mostri ancestrali e diavoli, incute timore, soggezione, porta con sé qualcosa di archetipico, ricorda antiche lingue nordiche…Poi i tedeschi hanno in generale un bel tono di voce.

Sabato invece siamo partiti per una gita di due giorni di cui andrò a rivedermi le foto tra i miei album digitali! Il primo giorno siamo andati a Wűrzburg, 100 km a sud di Francoforte, in Franconia, nel Nord della Baviera. Gran bella città, completamente distrutta (come la quasi totalità delle città tedesche) durante la seconda guerra mondiale, è stata ricostruita in maniera molto simile all’originale cittadina, molto ricca ed estremamente barocca. Dico solo che c’è una reggia intera, bellissima, dichiaratamente copiata da Versailles, con tanto di antica pianta del palazzo francese posta in ingresso, per verificarne la somiglianza, giardini bellissimi (ovviamente di proporzioni molto inferiori rispetto a quelli francesi) pieni di rose e che il palazzo è stato completamente affrescato, internamente, da Tintoretto, che li risedette per tre anni della sua vita. All’interno si trovano uno strano museo su certi tipi di pere (!!!) e una collezione privata dei conti di non mi ricordo cosa, tutta composta da dipinti italiani rinascimentali! Tutti italiani, anche sconosciutissimi!! Di Deutch praticamente nulla! Il centro era pieno di gente, c’era un sole meraviglioso…giornata perfetta insomma!! Wűrzburg è attraversata dal Meno e per passare dal centro effettivo del borgo alla zona più alta nella quale si trova un magnifico castello medievale, ricostruito poi come fortezza ottocentesca, si passa su un ponte pieno di musicisti molto simile a quello che vidi anni fa a Praga!Lì un uomo suonava la cornamusa.

La sera siamo ripartiti per andare ancora più a sud, in quella che era un tempo la capitale della Baviera: Norimberga! Ho sempre mal sopportato Monaco e la Baviera, la polizia mi ferma ogni volta (infatti ci hanno fermato anche stavolta), ma Nűrberg è forse la città più bella che ho visto in Germania e davvero mi chiedo perché il capoluogo sia ora Monaco! Abbiamo dormito in un albergo turco in pieno centro, piuttosto economico anche, data la meravigliosa panoramica sulla città che si poteva osservare dalle grandi finestre della stanza! Siamo stati benissimo, gli unici problemi sono stati la mia improvvisa indisposizione con un terribile mal di pancia che non mi ha fatto chiudere occhio e le tubature dell’albergo che rumoreggiando hanno tenuto sveglio Marco. Tuttavia, 25 euro a testa con super colazione compresa, a un passo dalle mura del centro, non è male. In poche parole, città enorme, il doppio di Brescia, estremamente cosmopolita, ha conservato integralmente e ben ristrutturato antiche mura che salgono dalla pianura verso il borgo medievale più antico, su una collina, a creare una vera e propria rocca. Andando fino in cima, alla fine delle mura si trova la casa di Dűrer, che nacque e visse a Norimberga e a cui la città ha reso omaggio con sculture meravigliose piazzate in ogni dove. I tedeschi amano la scultura, antica, ma anche contemporanea, le città ne sono piene, anche i parchi, ci sono installazioni ovunque, favorite dai larghi spazi (a N. molte di Peter Vischer). Le piazze di Norimberga sono bellissime, così le chiese e il municipio, la città è un po’ labirintica e non piatta, è costituita da salite, discese, continui ponti che attraversano il fiume Pegnitz e per qualche cosa mi ricorda Anversa; sono state conservate diverse parti trecentesche dell’antica città. Le fermate della metropolitana, da cui è totalmente attraversata (il centro, in tutte le città nelle quali siamo stati, è sempre chiuso al traffico, occupato da una gran quantità di piste ciclabili e ben servito) sono nascoste dentro a giardini, a torri, camuffate benissimo, praticamente si vedono e non si vedono, in modo da non nuocere all’armonia architettonica della città. Sono rimasta colpita da una serie di sculture degli anni settanta, di un certo Jűrgen Weber, in particolare da quella intitolata “La dolceamara vita coniugale”, che prendono spunto dai racconti di Hans Sachs, ciabattino e poeta, sempre di Norimberga! Meravigliose davvero, appena finisco di caricare le foto ne metto anche qui un paio!! A Nűrberg ci sono moltissimi italiani, così da veri campanilisti siamo finiti a mangiare un super gelato iper calorico da Il GelatOne, dove un gentilissimo siciliano mi ha finalmente dato un antidolorifico (e rinuncio a dire come si dice in tedesco: ho contato le lettere: sono venti!!!). A Norimberga un super multisala è in pieno centro, con tanto di IMAX 3D e praticamente non si vede, non disturba: gran parte della struttura scende diversi piani sottoterra, chi si intende di cinema capirà quanto si scende per costruire un IMAX con due pellicole (poiché 3D) che vada interrato! Bellissimo, abbiamo visto un lungo documentario sull’Australia e prima o poi ci andrò!! La struttura esterna del cinema sembrava un palazzo di vetro orientaleggiante, per metà sospeso sul ponte del fiume, non so…bellissimo, leggero e incredibile!

Nelle città qui si usa ancora molto suonare, ci sono svariati musicisti in giro, discreti e mediamente davvero bravi, ce n’era anche uno, in una delle piazze principali, col clavicembalo!

Dopo aver girato tutta la città (e come al solito mi affiderò alle immagini per ricordare), siamo andati a vedere una struttura non molto distante dal centro che Hitler aveva fatto costruire perché diventasse il punto d’incontro principale della Germania per riunioni, convegni popolari e manifestazioni artistiche, sportive, nonché culturali. Norimberga fu una città importantissima per la propaganda hitleriana, qui furono scritte le leggi antisemitiche del 1935, distrutta la moschea (che doveva essere enorme, a vedere le immagini), qui fu firmato il trattato di pace nel 1945 e sempre qui sono stati processati dal tribunale i criminali di guerra nazisti. L’edificio è spettacolare, è incompleto ma davvero enorme, scopiazzato dal Colosseo, ma tre volte più grande. Per fortuna la città ha rifiutato di trasformarlo in un centro commerciale (riflettiamo) e lo sta pian piano (perché di colpo sarebbe stato troppo costoso) trasformando in musei e gallerie varie, che danno su, udite utite, ben quattro laghi circondati da un parco bellissimo. Inutile dire che anche qui si respirava aria pura e che gli alberi sono ovunque, indisturbati cittadini di queste metropoli. Inutile dire che loro sono sempre avanti anni luce rispetto a noi, che hanno davvero un’indole ecologica, che risparmiano l’acqua, accendono le fontane solo di giorno, lasciano accese solo le luci indispensabili, tengono le città pulite e se le vivono. Ti puoi sdraiare nei parchi ovunque, i centri storici sono disseminati di panchine, mentre da noi c’è la legge antibivacco. Che tristezza che mi viene nel pensare a quanto l’Italia sarebbe bella se la sapessimo o almeno la volessimo tenere così! Ora capisco certi discorsi fatti da tanti stranieri.

Siamo tornati alle dieci di sera abbronzati, felici come delle pasque, senza praticamente trovare traffico. Ormai Marco conosce benissimo Francoforte.

Altri appunti di viaggio: le torte di fragola sono giganti e buonissime. E’ proprio la frutta ad essere dolce perché dentro non c’è la crema pasticcera, al suo posto usano una dolcissima crema di yogurt simile a quella delle torte Cameo, con sotto la pastafrolla…devo carpirne la ricetta!!

Cucinare con la piastra è un macello, la pasta e il riso vengono molto diversi cotti così e le dosi dei dolci sono il doppio o il triplo che le nostre (strano che non ci siano molti obesi, forse è perché fanno sport in massa), mentre il prezzo è meno della metà. L’acqua, un po’ ovunque, non è molto buona, ha sempre un sapore strano, un po’ metallico.

Che sia messo al bando chi dice che i tedeschi non sanno divertirsi, che qui è festa tutte le sere, sarà anche il mese giusto! C’è gente di ogni tipo, dallo yuppie al punk, che beve, ride e magna allegramente per le strade. L’abbigliamento in genere è pessimo, soprattutto in Baviera, dove c’è gente che gira normalmente vestita “da bavarese” (non so se rendo) e di come vai vestito la gente se ne sbatte davvero. Non ti si posano mai sguardi addosso, anche nei paesini non ti senti particolarmente osservato! Il nudismo non è una parentesi sociale.

Alla prossima.

Politics, di Adam Thirlwell


Dunque dunque…questo libro me lo prestò una carissima amica ventilandone i discorsi vagamente osceni ed erotici, ma non solo; diffidando allegramente l’ho praticamente divorato.

A quanto ne so questa dovrebbe essere l’opera prima del giovanissimo autore (ventottenne), considerato, dicono, tra i migliori narratori britannici delle nuove generazioni. Il nostro londinese si è dato nel romanzo alla Sex Comedy, ma in maniera del tutto inaspettata, schietta da fare paura e scritta bene, semplicemente (de)scritta bene. Consigliando a chiunque, a tempo perso, di darsi a questa piacevole lettura, quantomeno per saperne di più circa la propria ed altrui sessualità, racconto un po’ di come una storia che sembra appunto trattare inizialmente di fenomeni legati alla sfera del sessuale, tra una serie curiosa di flashback e di flashforeward che sviluppano l’intreccio della vicenda, sia riuscita invece a parlarmi d’amore e di relazioni sentimentali, non solo di coppia. Si potrebbe obbiettare dicendo che forse tutta questa esplicitezza è gratuita, che magari punta proprio allo stupire, ma se si segue davvero la storia di una Nana che paradossalmente, pur essendo un personaggio ben determinato, rappresenta dal mio punto di vista una gran quantità di donne (e forse chissà, anche di uomini), ci si chiede come abbia fatto questo ragazzo a parlare di politica seriamente e in maniera più chiara di qualunque parlamentare italiano, di società, di teatro, di gentilezza e di morale, definendone in gran parte le caratteristiche e semplicemente concentrandosi sul sesso a tre. Politics è un esempio lampante di come le idee si possano costituire in una fitta trama di collegamenti, di connessioni logiche tra le cose e insieme di parole che rendono percepibile uno sguardo attento e pungente sulla realtà. Il narratore ci parla direttamente e in maniera anche molto furbesca, metaletteraria e ci trascina qua e là, dove vuole lui, col dito puntato a farci osservare fenomeni che nei rapporti umani si ripetono sempre, a livello di sia di micro che di macro realtà.

In poche parole direi: un libro esilarante, intelligente, malizioso, alla fine sociologico. Un piccolo lampo di genio e una lettura alternativa per questa estate.

Non piacesse o scandalizzasse, almeno è un libro curioso!

Memorie Frankfurtesi

Mi ero ripromessa di scrivere ogni giorno un po’ di quello che mi accadeva qui dal nuovo domicilio di Marco, di costruire una specie di diario di viaggio, invece poi, tra mille nuove cose da vedere e quotidiane da fare, nonché in ogni modo perseguitata dalla mia odiosissima tesi che sempre più si trasforma in incubo e che occupa ormai da anni più di otto ore al giorno della mia vita…insomma fra tutte queste cose, non ci sono riuscita!

Poco male, compenserò in breve ora…anzi, data la mia mania dattilografica forse è meglio così, mi darò alla sintesi. Poi ho sempre i miei appunti fotografici, che risultano quasi in ogni occasione il ricordo migliore, almeno per me.

Che dire…partenza difficile a fine maggio in preda a diluvi vari dopo mesi di calura asfissiante. Dopo la festa di fine anno di Celeste una domenica sera mi metto in marcia, sempre inesorabilmente in auto, per Bergamo e dopo mesi rivedo Marco. E’ stato stranissimo, come se le immagini che per mesi mi sono abituata a vedere sullo schermo del Pc prendessero improvvisamente vita, è stato straniante più che mai, ed è stato anche bellissimo. E’ sempre come se, quando non vedo chi mi è caro a lungo, io allontanassi da me le persone mettendole in un cassetto. Non fraintendiamo, le penso tantissimo, ma è come se si trovassero su un altro livello di vita rispetto al mio, in un mondo parallelo. Ne ricordo perfettamente il volto, potrei disegnarlo, ma allo stesso tempo metto tra me e l’altro una distanza tale da accorgermene solo quando poi lo rivedo. Il giorno dopo era come se ci fossimo appena conosciuti e nello stesso momento come se ci fossimo sempre visti: gran bella sensazione.

Viaggio sereno ma eterno fino a Francoforte, sotto secchiate d’acqua, con una coda di quattro ore (!!!) al Brennero e la neve e io ero partita praticamente in costume da bagno. Già ripensavo al freddo boia di questa estate in Germania, quando davanti al Reichstadt io e Paola stavamo morendo assiderate sotto quella pioggia bastardina e gelida che ti raggiunge sempre di traverso, ma già al secondo giorno qui a Francoforte il tempo è migliorato tantissimo, raggiungendo vette di calura inaspettata.

Prime impressioni sulla città: una giungla di grattacieli spettacolari, tutti diversi, e di alberi giganteschi. Francoforte, che illuminata la notte è davvero affascinante e somiglia un po’ a Gotham City ( più che altro per le luci colorate), è una delle città più tranquille e vivibili che abbia visto fino ad ora. L’esplorazione estiva del centro storico non aveva reso bene l’idea di questo luogo direi così ben organizzato e anche vario. A parte il tempo, che è quasi sempre sereno (almeno in questo periodo), la cosa che più mi ha stupita, in una metropoli che a livello di produttività è alla stregua di Milano, è la pulizia dell’aria. In Germania gli spazi e le strade sembrano molto più ampli e la ventosità già tipica del luogo, unita alla forte presenza di piante ovunque, anche rampicanti su palazzi altissimi, rende l’aria sempre leggera e pulita. A naso non si sente ombra di smog, non fa mai troppo caldo e non fa freddo: è il clima ideale insomma! Il sole tramonta alle ventidue e fino ad allora c’è molta luce: una luminosità netta, decisa, che ben si coniuga con il forte uso di vetri riflettenti per la costruzione delle facciate dei grattacieli, che in questo modo davvero, il cielo lo moltiplicano a dismisura. Per chi studia architettura Frankfurt è senza dubbio una città molto interessante, sia per studiare le parti rimaste intatte, di stampo nordico medievale, conservate come gioiellini, che per quanto riguarda tutta l’area nuova, in costante e rinnovante corruzione. La città venne quasi completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale, per questo gran parte di essa, soprattutto nelle aree basso residenziali, ha uno stampo razionale molto anni sessanta, anche per i colori usati per dipingere le pareti e qualche cosa di dimesso. Il grosso tuttavia rende predominanti le ristrutturazioni di enormi e bellissimi (davvero!) palazzi tardo ottocenteschi e di nuove, multiformi e notevoli architetture.

La zona in cui abita Marco, Eschersheimer stra§e, non è niente male. Prima di tutto è vicina al vero e proprio centro storico e produttivo di Francoforte, nonché a una delle sedi principali dell’enorme Università e al secondo parco più grande: Grüneburgpark. La maggior parte delle case sono alto residenziali e come in tutto il resto della città gli enormi marciapiedi ospitano piste ciclabili che portano praticamente ovunque (e le bici qui hanno la precedenza), la zona è completamente servita, c’è anche la fermata della metropolitana qui sotto, ma tanto in centro si arriva a piedi in una ventina di minuti. Il monolocale è molto luminoso e confortevole: c’è tutto quel che serve, mi ricorda tantissimo l’appartamento polivalente che avevo il primo anno al Carducci di Bologna e sto seriamente pensando di installarmi un lavandino in stanza anche a casa. Unico neo: l’appartamento è al sesto piano senza ascensore, ma girando per la case di un po’ di colleghi di Marco ho notato che non sono pochi i condomini così a Francoforte! Poco male, si cammina tanto, ci sono poche macchine (tutte belle e costosissime) e non c’è assolutamente traffico. La giornata sembra durare molto più di quanto sono abituata, più che altro perché c’è il sole fino a tardi: i tedeschi vanno a dormire presto, credo attorno alle undici, ma dalle cinque alle nove c’è gente ovunque, moltissime persone corrono, nei parchi, per le strade, gente di ogni età. Il centro storico è sempre vivo e pieno (penso a Brescia che è in ogni caso deserta e mi viene male), ma mai caotico. Francoforte sembra essere, secondo dati statistici, una delle città al mondo nelle quali si vive meglio e così, ad occhio, direi proprio che è vero. La gente è mediamente molto disponibile e parlano quasi tutti bene inglese.

Io mi sono accorta, invece, di non ricordare quasi più la lingua più utile, sono ormai intrisa di francese, ma questa si sta rivelando un’ottima occasione per ripassare e imparare.

Un sorprendente collega di Marco, Federico, ligure che parla benissimo diverse lingue, ci sta facendo lezione di tedesco una o due volte alla settimana: molto divertente, anche se credo che per imparare una lingua così complessa, soprattutto nella pronuncia, mi ci vorrà una vita e io purtroppo resterò qui poco. Sto studiando più che mai…qui è tutto così tranquillo!! Marco non c’è dalla nove di mattina alle sei di sera e nel condominio non si sente fiatare un’anima, così ci si concentra meglio che in qualunque biblioteca. Mi spiace solo di non poter restare di più, perché l’ambiente si è rivelato favorevole e produttivo! La solita sfiga…

A parte girare la città a passo d’uomo nei fine settimana, fin’ora siamo andati a un festone deutch davanti al teatro dell’Opera in cui si beveva birra bionda, vino del luogo in caratteristici bicchierini dallo stelo verde, si mangiava un sacco di carne e patate con funghi di ogni genere (e vi assicuro che i tedeschi si sanno ormai divertire più degli italiani, poi qui bere fuori costa molto di meno, ma sono tante le cose che costano meno che da noi, nonostante gli stipendi siano quasi il doppio!). Poi siamo andati ad una festa spagnola, perché qui sembra che apprezzino molto le cucine straniere o esotiche: era pieno di catalani, baschi, gente di provenienza varia, si mangiava paella, si beveva Estrella, vino rosso, il tutto accompagnato da una salsa d’aglio assassina e da tanto pesce (io ovviamente vado avanti quasi solo a patate).

Del sesto piano in cui vive Marco, a parte Thomas, uno studente di biochimica che però ora ha cambiato appartamento, non ho conosciuto nessuno, nonostante l’intero livello abbia due bagni in comune che misteriosamente riescono anche a mantenersi abbastanza puliti nella totale autogestione, ma che un po’ incutono timore. Ognuno si fa serenamente i cazzacci suoi e se ci si incontra ci si saluta amichevolmente: perfetto! L’unico neo è che in effetti risulta un po’ imbarazzante dire: “Nice to meet you!” con un rotolo di carta igienica in mano e il giornale nell’altra!

In compenso ho conosciuto i colleghi spagnoli di Marco, tutti sorprendenti, ognuno col suo bagaglio di vita interessante alle spalle. L’ambiente della Nintendo sembra molto giovane e vario e le persone che ci lavorano naturalmente sono aperte e cosmopolite, tranquille, appassionate di videogiochi, ma con mille altre esperienze alle spalle! Poi abbiamo conosciuto anche Pera, un catalano di quarant’anni che ne dimostra si e no 30, un personaggio incredibile, la persona più aperta e comunicativa che abbia mai visto, che ora viene a correre al parco con noi (ma lui è molto più veloce), che segue sempre con noi le lezioni di tedesco e che ci ha invitati l’altra sera nel suo quartiere, Bockenheim, a mangiare riso nero, cicoria con gorgonzola e sangria. Davvero simpatico, nel vero senso del termine, poi sto imparando un po’ di catalano.

A parte il cazzeggio al parco, dove in pieno centro gira gente nuda come se nulla fosse e tutti super organizzati passano le giornate giocando a calcio, lanciando freesby e prendendo il sole in costume da bagno (ecco, immaginiamo il giardino del castello sforzesco a Milano pienissimo, sempre pulito e vivo e attraversato da nudisti sulla cinquantina). Ecco dicevo, a parte quello nei momenti di relax siamo andati anche a visitare il museo di arte contemporanea, con pungenti opere di Cattelan (che per me però resta sempre un mito) e il fine settimana scorso siamo andati a visitare la città di Karlruhe, circa 200 km a sud di Frankfurt, verso la foresta nera! Città particolare anche quella, con una reggia enorme che fa da ingresso ad un parco ancora più grande e molto vissuto, pieno di gente di ogni tipo, dal nonno col cappello australiano, alla signora con bimbo, ai giovani punk o musicisti solitari. Tra l’altro sembrava un gigantesco orto botanico, pieno di curiose sculture (ho verificato il gusto germanico per lo scenografico) e di piante di ogni tipo e dimensione. Una città viva anche quella, attraversata da belle donne tutte misteriosamente con madre al seguito, dalla solita gran quantità di bici, da architetture varie, tutte diverse, da due specie di assi cardinali in maiolica: uno blu e uno giallo. Qui c’è e vive la cultura dei parchi, nonché quella del suonare per strada, benissimo e senza fare barbonaggio. Città strana Karlruhe, con qualcosa di francese nelle architetture, la città degli asparagi bianchi e di fragole sorprendentemente buone (erano anni che non ne mangiavo di così grandi e dolci!).

Da Karlruhe siamo andati poi, sotto un tempo incerto, ma sempre avvolti da una notevole calura, alle terme di Bad Wisebaden, paesino chiuso dentro una valle nella foresta nera, esteticamente molto bello, antico e in buona parte ristrutturato, ma praticamente deserto (forse si anima d’estate). Siamo andati là perché ci sono delle terme molto antiche, anche se in tutta questa regione di certo non scarseggiano, anzi, e costano anche molto poco (alla faccia di chi vive nel bresciano e va a Sirmione). Mai visto luoghi così. Siamo stati nell’acqua per quattro ore: qui girano tutti nudi senza problemi e io, non essendoci abituata, ero quasi l’unica in costume! Marco è stato più coraggioso di me! A parte questo l’architettura delle terme era da paura: grandi vetrate orientaleggianti e colorate, tutte diverse, dalle quali filtrava una luce perfetta, moltissime vasche, di varia temperatura, con idromassaggi, una piscina grande, diverse saune tutte aromatizzate in maniera differente e di diversa temperatura, con colore terapia inglobata, bagno turco, una parte esterna ed una interna in cui rilassarsi e prendere il sole…Spettacolare, bellissimo, erano anni che non mi riposavo così!

Ecco, in questo periodo sto talmente bene qui, anche Marco è talmente tranquillo e rilassato…è tutto molto riposante. Comunque, tornando alle terme: praticamente in ogni sala nelle vasche c’erano statue greche e decorazioni che vanno dall’orientale più tradizionale al Liberty, su una struttura chiaramente di stampo romano. E’ come se avessero costruito una struttura nuova e anche piuttosto sofisticata sull’impianto di quelle di Pompei, per chi le ha viste e per intendersi, ovviamente di dimensioni raddoppiate. Sono rimasta allibita, le consiglio a chiunque, soprattutto a mia madre che ha problemi vascolari. Si pagano sedici euro per quattro ore che volano in un attimo, ma per la bellezza delle stesse e per tutto quel che c’è dentro ne vale davvero la pena. Poi eravamo in pochissimi, praticamente lo spazio era tutto per noi. Come fa una struttura anche curata e particolare come quella a trovarsi in mezzo a una foresta, così, nel nulla?!

Ecco, per oggi mi fermo qui, Internet va e viene, unico neo della situazione. Non sto riuscendo a caricare le foto: ne ho fatte una marea cavoli e di certo sono più efficaci del racconto.

Che dire…qui per trovare un pelapatate abbiamo girato mezza città, la moka non esiste e Mukka non fa un buon caffé, ma poco importa (mi devo decidere comunque a comprarne una piccola e portatile), domani qui in città ci sarà una super maratona di lavoratori provenienti da tutta la Germania, sono previste circa 60.000 persone e Marco parteciperà con la maglia della Nintendo, il maialino mangia wurst (salsiccia) si sta rimettendo in forma! A parte la metropolitana, cara, che non prendiamo mai, non stiamo spendendo molto, anzi… mi manca Max perché qui tutti girano con cani senza guinzaglio che obbediscono ciecamente e poi ecco!!! Il fine settimana precedente, nel girovagare lungo un quartiere kilometrico ma molto particolare, che va su fino in “collina” (lo scrivo così perché qui è tutto molto piatto e i tedeschi pare abbiano un diverso concetto di collina e di montagna) e che è anche parecchio suggestivo, fatto di antiche casette molto curate, abbiamo trovato un inaspettato edificio. Si trattava di un’ex fabbrica di grosse dimensioni, ormai abbandonata, di fronte alla quale stavano facendo un festival sulle popolazioni del mondo (inclusi i siciliani!!!). C’erano ancora un paio di stand che vendevano prodotti alimentari artigianali e in quello Serbo abbiamo preso quattro fettone di torta fresca (che qui costa solo 50 cent !). Dentro alla fabbrica c’è un teatro polivalente, un locale stranissimo a metà tra il Link di Bologna e il vecchio Tpo. Un ambiente underground un po’ alternativo, assai scenografico. Il proprietario ci ha fatti entrare gratis ad un concerto di musica armena che facevano all’interno: anche quello spettacolare. In questo posto fanno un sacco di cose interessantissime: rassegne cinematografiche, manifestazioni varie, concerti, spettacoli teatrali e serate dj. L’apoteosi del centro sociale architettonicamente impressionante, riuscito e anche pulito, con gente interessante e poco tossica!

Da Frankfurt per oggi passo e chiudo.

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